DIDATTICA - Pareri

Atto di Diritto Civile e di Diritto Penale del 24/06/2017

Atto di diritto civile del 24 giugno 2017
 
 
La Corte di appello di Salerno, decidendo un’azione possessoria intrapresa nell’ottobre del 2013 da Girolamo Budetta, ribalta l’esito del giudizio di primo grado introdotto dinanzi al tribunale di Salerno, con sentenza n. 1008 del 2015 e condanna Angelo Catalani — condomino nell’edificio sito in via E. Castelluccio 24, Salerno — alla demolizione di un muro perimetrale e di delimitazione dell’ambiente soggiorno della sua unità abitativa, nonché alla ricostruzione del muro di tamponatura e dell’infisso vetrata nelle dimensioni e con le caratteristiche preesistenti.
Rigettato dalla Corte di Cassazione il ricorso del Catalani con sentenza n. 2525 del 2017, i germani Pasquale, Ida, Gennaro e Ornella Budetta — quali eredi del padre Girolamo Budetta — notificano in data 12 giugno 2017 al Catalani, sulla base della sentenza di appello e in ragione dell’esito del giudizio di cassazione, atto di precetto per l’esecuzione di quanto da essa disposto e, in particolare, intimazione di adempiere l’obbligo di demolire il muro perimetrale e di delimitazione dell’ambiente soggiorno.
Anna Maria Della Monica, comproprietaria col marito Angelo Catalani dell’immobile che avrebbe dovuto essere interessato dalle opere prescritte dal titolo esecutivo vuol dedurre  di essere stata a suo tempo illegittimamente pretermessa nel giudizio possessorio, nonostante quella sua qualità, esistente già all’epoca, e chiede al suo avvocato di proporre l’atto idoneo alla sua difesa e capace di impedire l’esecuzione del provvedimento pronunciato soltanto nei confronti del marito.
 Atto di diritto penale del 24 giugno 2017
A seguito di una rapina armata in banca, il pregiudicato Tizio viene sottoposto a processo e, al termine del dibattimento, condannato alla pena di anni sei di reclusioneed € 2.000 di multa per il reato di cui all’Art. 628, comma 1 e 3 n. 1) c.p.
Le prove a suo carico, si legge in sentenza, sono di natura indiziaria: alcune persone presenti riconoscono parzialmente la figura di Tizio; nei pressi della sua abitazione viene trovata una arma simile a quella utilizzata nella rapina; inoltre, risulta che Tizio, qualche giorno prima dei fatti, fosse entrato nella banca per chiedere delle informazioni su come aprire un conto corrente.
Il Tribunale, da ultimo, decide di tralasciare la visione del filmato tratto dalle telecamere della banca, nel quale l’autore della rapina viene abbondantemente ripreso in pieno volto.
A motivazione di ciò, viene sostenuto che la qualità delle immagini non sia nitida e, pertanto, insufficiente a fini probatori.
Tizio, pur professandosi innocente, ad esito della sentenza rinuncia a fare appello e, alla sua irrevocabilità, viene condotto in carcere per scontare la pena inflittagli.
Dopo due anni, Tizio legge sul giornale che alcuni Tribunali stiano utilizzando il nuovo dispositivo tecnologico Alfa, che consente di migliorare drasticamente la qualità anche delle immagini meno nitide.
Il legale di Tizio, reperita la apparecchiatura ed utilizzata sul filmato relativo al procedimento penale di Tizio, verifica che, effettivamente, le immagini, così migliorate, consentano di vedere perfettamente il volto del rapinatore, soggetto palesemente diverso da Tizio.
Il candidato, assunte le vesti del legale di Tizio, rediga l’atto giudiziario più idoneo alla sua tutela.
 
 
 


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